Esperienza al vostro servizio
Maurizio Cassano
Milanese, laureato in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica di Milano, dal 1986 è iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano e dal 1995 all’Albo dei Revisori dei Conti.
Amministratore Unico dalla sua costituzione, il Dott. Maurizio Cassano attualmente è fondatore ed Amministratore Unico di C.S.E. CENTRO STUDI ECONOMICI s.r.l., fondatore ed Amministratore Unico di STUDIO CASSANO s.r.l..
Già Vicepresidente nazionale e Presidente per Milano e provincia di CONFLAVORO PMI, Confederazione delle Piccole e Medie Imprese, fonda e dirige come Presidente nazionale CONFITALIAPMI, Associazione che rappresenta la cultura, la creatività e l'impegno imprenditoriale della Piccola e Media Impresa, che in essa trova informazione, rappresentanza degli interessi generali, rapporto con le controparti negoziali e con le Istituzioni.
Curatore fallimentare e liquidatore giudiziale, nonché Consulente Tecnico del Giudice del Tribunale di Milano, vanta un’esperienza trentennale nel campo della consulenza fiscale, tributaria, societaria ed amministrativa.
Pubblicista per le maggiori testate economico-fiscali italiane, esperto in tema di legge sulla Privacy, relatore ai corsi istituiti presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano in riferimento alla normativa sulla tutela dei dati personali, ha pubblicato per le edizioni Il Sole 24 Ore “La privacy negli studi professionali e nelle imprese di servizi”.
Relatore ai principali congressi europei in tema di tecnologie dell’ e-commerce ed informatica applicata all’area contabile/ fiscale, presiede un gruppo di ricerca europea su sistema informatico di quarta generazione per la creazione di un ERP gestionale finalizzato alla gestione della contabilità in multilingua e multifiscalità territoriale (progetto Logres, brevetto e marchi registrati).
Docente ai Master in Organizzazione e Tecnologie dell’E-Commerce, organizza e conduce seminari di aggiornamento in ambito contabile /fiscale per aziende medio – grandi.
Già membro del Collegio dei Sindaci dell’A.L.E.R. di Bergamo, membro del Collegio dei Sindaci di un primario Consorzio di Credito, ha una consolidata esperienza di Revisore dei Conti nei principali Comuni dell’hinterland milanese.
Nell’ambito degli enti culturali no-profit, già membro del Collegio dei Revisori della Fondazione Boschi – Di Stefano di Milano, è Segretario Generale della Fondazione Carlo Colla & Figli, ente culturale milanese riconosciuto a livello internazionale.
La sua peculiarità è quella di affiancare l’imprenditore con un supporto gestionale fortemente strategico e proattivo, non soltanto nella risoluzione delle problematiche legate alla gestione ordinaria dell’azienda ma anche e soprattutto in operazioni straordinarie, come acquisizioni all’estero, accordi societari e commerciali particolarmente articolati e complessi, occupandosi altresì di finanza straordinaria.
Il valore della consulenza, di background internazionale, messa a disposizione dallo STUDIO CASSANO, si basa sulla capacità di analizzare ed elaborare dati dinamici, valutando caso per caso in modo approfondito e fornendo la soluzione più idonea in ogni specifica esigenza della PMI, della azienda multinazionale e degli Enti pubblici e privati.
chi siamo
Studio Cassano
Lo STUDIO CASSANO nasce agli inizi degli anni '80 dall'attività professionale del Dott. Maurizio Cassano, iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano ed all’Albo dei Revisori dei Conti.
Lo STUDIO del Dott. MAURIZIO CASSANO si è sempre contraddistinto per l’ integrità morale, la correttezza e l’indipendenza professionale.
In circa 35 anni di attività si è affermato, a livello nazionale ed internazionale, come una delle realtà professionali più significative ed ha progressivamente allargato il raggio di azione, le competenze e la gamma di servizi offerti.
Notevoli sono gli sforzi di aggiornamento e formazione professionale della struttura, il cui riflesso nei confronti della clientela è volto a mantenere il tradizionale rapporto personale di fiducia cliente – professionista, nell'ambito della consulenza amministrativa, fiscale, legale e societaria, dalla nascita e costituzione dell’impresa, durante la sua evoluzione e nel processo di internazionalizzazione.
Caratteristiche chiave dello STUDIO CASSANO sono il tempestivo flusso di notizie verso il cliente, la conoscenza approfondita delle problematiche, un lavoro interdisciplinare interno ben coordinato, l’uso degli strumenti tecnologici più sofisticati ed all’avanguardia.
Si avvale di propri modernissimi centri elaborazione dati, C.S.E. CENTRO STUDI ECONOMICI S.r.l. e STUDIO CASSANO S.r.l.
E' composto da circa venti persone fra dipendenti, collaboratori e personale di supporto, principalmente laureati in economia e commercio o diplomati in materie tecnico-commerciali.
Lo STUDIO CASSANO opera in consolidata partnership con alcuni primari studi di consulenza notarile e legale e con consulenti del lavoro interni, per integrare e completare la gamma di servizi a disposizione del cliente, proponendosi comunque e sempre quale interlocutore unico ed affidabile punto di riferimento per la risoluzione di gran parte delle problematiche della piccola – media impresa e della grande azienda multinazionale.
Aree di Intervento
Il valore della consulenza, di background internazionale, messa a disposizione dallo STUDIO CASSANO, si basa sulla capacità di analizzare ed elaborare dati dinamici, valutando caso per caso in modo approfondito e fornendo la soluzione più idonea in ogni specifica esigenza della PMI, della azienda multinazionale e degli Enti pubblici e privati.
Il Partner ideale per:
- Piccola - media impresa
- Grande azienda multinazionale
Siamo specializzati in
Assistenza per costituire imprese e/o società e per espletare tutte le conseguenti formalità amministrative e burocratiche presso i vari enti per la predisposizione di:
– atti costitutivi;
– statuti;
– contratti;
– consulenza in materia di trasformazioni, fusioni, scissioni societarie;
– cessione ed affitto d’azienda;
– scioglimento e liquidazione dell’attività aziendale;
– gestione della crisi dell’impresa e nell’ipotesi di mancata ripresa della stessa;
– assistenza in fase di procedure concorsuali, quali il fallimento;
– valutazioni del patrimonio aziendale e relazioni di stima;
– assistenza per arbitrati, conciliazioni, vertenze giudiziali e stragiudiziali.
Lo Studio fornisce valida assistenza in tutti i campi della normativa fiscale-tributaria sia alle persone fisiche che a quelle giuridiche:
– dichiarazioni fiscali;
– assistenza nelle verifiche fiscali.
Viene fornita assistenza a soggetti sottoposti a controlli e verifiche da parte di organi dell’Amministrazione Finanziaria.
Lo Studio Cassano, con sede operativa situata a pochi metri dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano e Regionale della Lombardia, offre il servizio di assistenza e consulenza fiscale in ogni fase del ricorso tributario sia per i clienti (persone fisiche ed aziende) che per conto di altri professionisti, gestendo tutti gli aspetti riguardanti il pre-contenzioso e il contenzioso tributario.
Lo Studio del Dott. Maurizio Cassano ha comprovata esperienza con risultati certi e competenze specifiche nei ricorsi tributari avverso:
– Avviso di accertamento IVA e/o imposte dirette a seguito di processo verbale di constatazione o di segnalazione centralizzata;
– Accertamento sintetico da redditometro (articolo 38 D.P.R. 600 del 1973);
– Accertamento da Studi di Settore;.
– Cartella di pagamento per controllo automatico e/o formale (rispettivamente artticoli 36 bis e 36 ter del D.P.R. 600 del 1973);.
– Avviso di rettifica e liquidazione per maggior valore di cessione immobili ai fini dell’imposta di Registro, Catastale ed Ipotecaria;.
– Accertamento per tributi locali (ICI, Tarsu; Imposta Comunale sulla Pubblicità, Tosap, etc..);.
– Provvedimento di diniego degli Uffici Amministrativi/Agenzia delle Entrate (rimborsi, condono, etc..)
– Silenzio Rifiuto contro rimborso “imposte non dovute”;
– Silenzio Rifiuto contro rimborso Irap lavoratori autonomi ed agenti di commercio privi di autonoma organizzazione (articolo 38 D.P.R. 602 del 1973).
Svolge pianificazioni fiscali a breve termine personalizzate per i propri clienti sulla base della normativa in vigore. Inoltre, offre un servizio d’aggiornamento continuo in materia di novità fiscali e personalizzazione della strategia fiscale in relazione alle singole esigenze, consulenza in sede di dichiarazione dei redditi, assistenza in sede di contenzioso tributario (istanze di sgravio, accertamenti con adesione, ricorsi) dinanzi agli Uffici Finanziari ed alle Commissioni Tributarie.
Lo Studio interviene in:
– piani di risanamento aziendale;
– piani di consolidamento e di ristrutturazione del debito;
– concordati giudiziali e stragiudiziali;
– procedure di fallimento;
– piani industriali di rilancio dell’azienda;
– studio ed analisi di start-up.
Vengono effettuati:
– l’ analisi della convenienza riguardante la scelta della figura giuridica dell’ente non profit (ONLUS, fondazione, associazione riconosciuta o non);
– lo studio dello statuto;
– la redazione dei rendiconti sia ai fini istituzionali che fiscali;
– l’analisi, l’ impostazione e la redazione del bilancio sociale, anche con riferimento ad enti profit.
Lo Studio supporta l’impresa per la predisposizione di tutte le misure di sicurezza previste dalla vigente normativa in tema di trattamento dei dati personali (comuni e sensibili) (Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196):
– predisposizione del Documento Programmatico sulla Sicurezza e relativi allegati tecnici;
– predisposizione dell’Organigramma Responsabilità, Ruoli ed Incarichi;
– elaborazione delle Lettere di incarico e lettere di nomina ai soggetti che effettuano il trattamento;
– analisi delle Banche Dati utilizzate con individuazione della tipologia di dato personale trattato (se comune o sensibile);
– analisi dell’infrastruttura informatica utilizzata e conformazione della stessa alla normativa vigente;
– analisi delle credenziali di accesso, modalità di composizione e periodicità di cambiamento;
– mantenimento degli standard di sicurezza.
In particolare STUDIO CASSANO S.r.l. è stato scelto da ITHRAA, Ente Pubblico per lo sviluppo dell’OMAN quale Ufficio di Rappresentanza sul territorio italiano.
STUDIO CASSANO assiste le aziende nella promozione dei propri servizi e prodotti in Oman ed all’estero, ricercando partner controparti estere, verificando le possibili fonti di finanziamento esistenti sia statali, regionali e comunitarie. Garantisce un supporto in tutte le operazioni che si rendono necessarie per stabilire una solida presenza nei mercati internazionali, individuando e segnalando reali opportunità commerciali e fornendo poi il supporto necessario per tradurle in un risultato economico positivo, attraverso le seguenti operazioni:
- Assistenza all’impresa con strumenti efficaci di strategia, marketing e comunicazione, al fine di guidarne l’ingresso in un nuovo mercato estero con la metodologia più consona alla tipologia dell’azienda stessa e agli obiettivi prefissati;
- Identificazione dei potenziali interlocutori che lavorano nell’area di interesse e ricerca di potenziali partners locali già presenti nel mercato target con cui instaurare un’alleanza strategica finalizzata alla creazione di un modello di business che potrà migliorare le performance di entrambe le imprese;
- Assistenza legale e tributaria per garantire un competitivo ed efficace inquadramento fiscale nel mercato straniero per poter usufruire al meglio delle agevolazioni che alcuni governi locali mettono a disposizione di chi guarda a nuovi mercati per espandere il proprio business;
- Consulenza al fine dell’individuazione del percorso di internazionalizzazione più funzionale alle esigenze dell’impresa; assistenza nella predisposizione di un piano di penetrazione nel mercato target estero attraverso una rete mirata di agenti; selezione e individuazione di un distributore realmente funzionale alla tipologia del prodotto.
Con l’introduzione dell’accordo Basilea 2, lo Studio affianca il Cliente nella gestione dell’area finanziaria, in particolare nella gestione della concessione del credito ai clienti, e promuove presso il sistema bancario e creditizio la ricerca delle soluzioni finanziarie più vicine alle esigenze aziendali.
Viene effettuata l’analisi delle richieste di credito, delle scelte sui tempi e modalità di concessione di credito ai Clienti, partecipando attivamente alla pianificazione della tesoreria per affrontare eventuali tensioni di liquidità.
Ricerca le possibili fonti di finanziamento ordinarie e/o speciali e individua le garanzie da concedere; redige piani aziendali per la pianificazione strategica e introduce sistemi di autovalutazione degli aspetti economici e reddituali con analisi per indici e flussi.
Lo Studio valuta la situazione economico-finanziaria dell’impresa, soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione del fatturato, individua quali garanzie reali e personali possano essere presentate a fronte di una richiesta di affidamento e, infine, stila una reportistica con tutte le informazioni qualitative e andamentali, senza dimenticare l’esposizione complessiva dell’impresa e le sue esigenze di credito.
Assiste l’Azienda nella richiesta delle linee di credito finalizzate a:
– investimenti materiali per l’acquisto di macchinari, attrezzature, strumenti, automezzi, impianti;
– investimenti immateriali per lo sviluppo tecnologico, riorganizzazione aziendale;
– ristrutturazione ed acquisto immobili aziendali;
– fido di cassa;
– anticipo fatture e portafoglio;
– anticipo import ed export;
– interventi di aumento di capitale sociale.
La Fiscal Due Diligence, soprattutto nelle operazioni straordinarie, è uno strumento fondamentale.
Attraverso un’analisi approfondita, vengono focalizzati gli aspetti critici di un’impresa e della sua attività, valutati nell’ottica del potenziale investitore, il quale ha come obiettivo quello di massimizzare il profitto, di contenere l’assunzione di rischi e di limitare al massimo l’esborso finanziario.
Lo Studio è in grado di effettuare verifiche sulla posizione fiscale di una determinata società o gruppo, relativamente a:
· la corretta interpretazione e applicazione della normativa fiscale ordinaria e straordinaria vigente;
· l’individuazione delle aree a rischio;
· la rilevazione di potenziali responsabilità;
· gli scenari fiscali in caso di acquisizione o vendita di società;
· i benefici fiscali futuri;
· l’adeguamento ai nuovi regolamenti e gestione di precedenti irregolarità, sfruttando le opportunità concesse dalla legge.
Predispone quindi un documento cui sono evidenziati i risultati dell’analisi ed in particolare le aree di criticità che l’investitore deve tener in considerazione.
Lo Studio, grazie ai propri consulenti del lavoro interni, garantisce ai propri clienti un’attenta e competente gestione di tutti gli aspetti contabili, economici, giuridici, previdenziali, fiscali scaturenti dai rapporti di lavoro intrattenuti dalle aziende.
I settori in cui opera sono costituiti da ogni tipo di impresa, dalle piccole a quelle di grandi dimensioni, di ogni settore produttivo, avendo affinato una particolare esperienza di gestione di quasi tutti i contratti collettivi stipulati sia in sede nazionale che nelle realtà aziendali.
Il Cliente ha la possibilità di fruire non solo della completa gestione dei rapporti di lavoro dal momento della loro costituzione alla loro estinzione,(comprese le assistenze in sede ispettiva, contenzioso ecc,) ma anche della sola consulenza, attraverso interventi di volta in volta richiesti per la soluzione di particolari problemi o per l’adempimento a specifici obblighi imposti dalla legge o dagli organi di vigilanza in materia di lavoro.
Lo Studio in particolar modo è estremamente competente nell’assistenza e rappresentanza dell’azienda nelle vertenze extragiudiziali davanti le commissioni di conciliazione ed in sede di arbitrato, promosse da lavoratori dipendenti, da autonomi e parasubordinati.
Le aree di intervento sono le seguenti:
CONSULENZA CONTRATTUALE:
Gestione delle diverse tipologie di Contratti Collettivi di Lavoro.
Interpretazione e applicazione delle norme anche tramite confronti con le Associazioni di Categoria.
CONSULENZA PREVIDENZIALE ED ASSISTENZIALE:
Inquadramento previdenziale delle Aziende.
Inquadramento INAIL (valutazione rischi).
Contenzioso e ricorsi INPS e INAIL.
Consulenza pensionistica.
CONSULENZA GIURIDICA:
Interpretazione ed applicazione delle norme di Legge in materia di lavoro.
Stesura contratti individuali di lavoro.
Legge Biagi: apprendistati, contratti d’inserimento, contratti a progetto, ecc.
Assistenza nell’applicazione delle normative disciplinari (contestazioni e provvedimenti).
Vertenze individuali di lavoro: assistenza del Cliente nelle trattative presso gli Uffici del Lavoro o in sede stragiudiziale.
CONSULENZA SINDACALE:
Trattative sindacali.
Procedure per cessioni rami d’azienda.
Procedure di Cassa Integrazione (Ordinaria e Straordinaria).
Procedure di mobilità.
Il centro di servizi interno, STUDIO CASSANO S.r.l., si occuperà delle seguenti adempienze:
Elaborazione dei cedolini svolta interamente all’interno da personale specializzato;
Prospetti contabili: prima nota, ratei e TFR
Adempimenti annuali: CUD, 770, autoliquidazione INAIL;
Data reporting;
Elaborazione budget aziendali;
Gestione pratiche Collocamento: assunzioni, trasformazioni e cessazioni.
Denunce d’infortunio.
Esame circa la ragionevolezza di piani di risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e di riequilibrio della sua situazione finanziaria (ex art. 67 3° comma lettera d) L.F.);
Esame circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità dei piani inerenti i ricorsi per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo (ex art. 161 3° comma L.F.);
Esame circa l’attuabilità degli accordi di ristrutturazione dei debiti in particolare circa la loro idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei agli accordi (ex art. 182 bis L.F.);
Gestione delle soluzioni negoziate della crisi di impresa;
Gestione della procedura fallimentare con svolgimento di attività di accertamento del passivo fallimentare con la valutazione di tutte le domande di ammissione alla procedura presentate dai creditori concorsuali, liquidazione del patrimonio fallimentare e riparto del ricavato tra creditori.
Revisione legale di bilanci di esercizio e bilanci consolidati ai sensi del D.Lgs. 27 gennaio 2010 n. 39;
Revisione volontaria di bilanci, di situazioni contabili infra annuali e semestrali per finalità informative interne ed esterne; Assistenza ai Collegi Sindacali che assumono l’incarico di revisione legale;
Verifiche periodiche circa la regolare tenuta della contabilità;
Pareri di congruità nei rapporti di concambio o dei prezzi di emissione di nuove azioni con esclusione di diritto d’opzione;
Processo strutturato di audit basato sull’interazione costante e tempestiva con la direzione aziendale, allo scopo di identificare i principali gap nel sistema di controllo interno e di formulare raccomandazioni utili per la definizione di piani di azione per l’evoluzione dell’architettura di controllo;
Verifiche di conformità delle procedure e dei comportamenti aziendali a specifiche norme di legge, regolamenti o su richiesta di autorità di controllo.
Assistenza nella soluzione di problematiche di natura contabile;
Consulenza in materia di principi contabili IAS-IFRS;
Progettazione o adeguamento dei piani dei conti, procedure e manuali contabili;
Assistenza e redazione della reportistica interna;
Identificazione di azioni per il miglioramento del capitale circolante;
Check-up della situazione finanziaria;
Analisi della struttura dei costi aziendali;
Esame della marginalità dei singoli prodotti/unità di business;
Studio e valutazione del sistema di controllo interno;
Assistenza nell’implementazione del controllo di gestione.
Per l’elaborazione dei dati contabili lo Studio si avvale della propria struttura, C.S.E. CENTRO STUDI ECONOMICI s.r.l.
Aggiornamenti & Fiscalità
Rassegna Fiscale
Le ultime notizie del giorno
Manovra, le tensioni tra i partiti ‘Sorpresa’ di Valditara per i tagli
Arriva in Parlamento la manovra 2027 accompagnata da polemiche sui tagli a scuola, sanità, pensioni, università e ricerca, tutti confutati dal Governo. Inedita è la ‘sorpresa’ del ministro Valditara per quei quasi 7 mila posti in meno nella scuola, previsti nel triennio 2027-2029. La novità (spiacevole) sarebbe arrivata con le tabelle del ministero dell’Economia. Sindacati in rivolta. Polemiche anche sul fronte sanitario. La maggioranza rivendica che il Fondo sanitario nazionale salirà di 7,1 miliardi ma le opposizioni non ci stanno e sventolano il rapporto della Fondazione Gimbe che avverte che le risorse sono insufficienti. La Cgil parla di ‘concreto rischio di chiusura di ospedali’. Anche Guido Bertolaso, assessore di FI al Welfare in Lombardia, parla di ‘tagli insostenibili’. Forti critiche contro la flat tax a 100 mila euro per gli autonomi. Il Pd con Stefano Bonaccini evidenzia che siamo ultimi per crescita tra i Paesi del G20.
Alla sanità 3,4 miliardi in più, fondo cure over 75 e tariffe riviste Il nodo rimborsi delle aziende
La premier Meloni, parlando della manovra, ha evidenziato che sono state stanziate importanti risorse per l’aumento della dotazione del Fondo sanitario nazionale che salirà di 3,4 miliardi, portandolo a 146,3 miliardi nel 2027. Eppure non mancano malumori nei confronti di questo stanziamento giudicato insufficiente dalle Regioni. E poco conta la volontà dell’Esecutivo di creare un nuovo Fondo da 1,6 miliardi per finanziare un voucher da 300 euro, che gli over 75 potranno utilizzare per le spese sanitarie. Voucher che sarà disponibile solo per l’anno prossimo. I governatori lamentano la scarsità delle risorse ma anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, avrebbe chiesto circa il doppio, ovvero 5,5 miliardi per far fronte agli aumenti di stipendio di medici e infermieri e per le assunzioni. La richiesta delle Regioni ammonta addirittura a 6 miliardi di euro. Per la fondazione Gimbe sulla sanità pubblica il Governo tende a ridurre il finanziamento del Servizio sanitario nazionale rispetto alla crescita del Pil.
Manovra, 10 miliardi di una tantum
Le scarse risorse a disposizione hanno costretto il Governo ad imboccare la strada delle una tantum. Sono diverse le misure a scadenza incorporata, ossia per un solo anno. Almeno 31 nascono con la speranza di vita limitata a un solo anno. Al prossimo Esecutivo il compito di confermarle o archiviarle. Solo per il 2027 in gioco ci sono 6,2 miliardi, ma molti di questi interventi hanno code finanziarie negli anni successivi, portando a 10,6 miliardi il conto complessivo sul triennio. Dura un anno la proroga dei bonus edilizi per la ristrutturazione della prima casa come pure gli sconti fiscali per il ceto medio legati all’Irpef. Dura un anno il salvadanaio previdenziale per i nuovi nati e, addirittura, durano sei mesi le ennesime sospensioni delle plastic sugar tax. Le voci a tempo determinato ammontano a quasi il 40% del costo lordo della manovra economica.
Pensioni, sconto Irpef azzerato per il 35% del ceto medio
La manovra 2027 introduce un taglio Irpef per il ceto medio, ma penalizza i pensionati attraverso una minore rivalutazione degli assegni rispetto all’inflazione. Il beneficio fiscale riguarda solo i redditi superiori a 50 mila euro, mentre il taglio all’indicizzazione scatta già sopra i 33 mila euro. Per 1,71 milioni di pensionati interessati, le perdite superano ampiamente i risparmi fiscali, che per il 35% annullano del tutto i benefici. A 50 mila euro di reddito annuo, ad esempio, la perdita netta stimata è di circa 798 euro. Il taglio Irpef offre quindi soltanto un parziale risarcimento, mentre il mancato recupero dell’inflazione riduce sensibilmente il potere d’acquisto delle pensioni.
Incentivi, per i software cloud credito d’imposta con cumulo
Una delle poche novità per le imprese impegnate nei settori dell’innovazione tecnologica è il credito d’imposta per sostenere gli investimenti sui software in modalità cloud. Le aziende più innovative potranno beneficiare delle misure che si applicano sul costo del lavoro, come la maxi-deduzione sui nuovi assunti. Ma la manovra 2027 non contiene traccia di interventi verticali sugli investimenti in innovazione tecnologica. Con l’eccezione di 90 milioni di euro in tre anni stanziati per un credito d’imposta fino al 30% dei costi di competenza sostenuti nel 2027, 2028 e 2029 per canoni di abbonamento a servizi e soluzioni di cloud computing. Il credito d’imposta sarà cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto gli stessi costi, a condizione che il cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto.
Lotta all’evasione, da compensazioni e Iva recuperi per 1 miliardo
L’obiettivo è chiaro: andare a colpire l’evasione da riscossione o da mancato versamento. E questo tentativo passa anche dal bloccare il canale della compensazione a chi ha debiti iscritti a ruolo per imposte dovute all’Erario. Sommando gli effetti delle misure varate nel 2026 con l’aggiornamento dei ritocchi della manovra 2027 il gettito atteso può arrivare a quota 1 miliardo. Intanto, i recuperi attesi ammontano a 646 milioni di euro sia per il 2026 che per il 2027 e sono destinati a salire. Tendenzialmente c’è infatti un effetto a crescere per gli anni successivi, ma qui è tutto dovuto all’effetto della ritenuta B2B destinata a partire nel 2028 ma con un impatto amplificato dell’1% e con un aumento al 2% a partire dal 2029.
Banche e assicurazioni, imposta con franchigia per gli enti minori
La manovra 2027 varata dall’Esecutivo prevede un contributo significativo di banche e assicurazioni. Il contributo passa in primis per un’addizionale di 3 punti percentuali che aumenta l’Ires per le prime al 30,5% e per le seconde al 27%. Ma c’è anche una soglia di detrazione di 200 mila euro per i periodi d’imposta 2027 e 2028, introdotta per limitare l’impatto della richiesta per le realtà più piccole. L’incremento di 3 punti percentuali dell’Ires per il 2027 e il 2028 non interessa gli istituti di moneta elettronica ovvero le Sgr e le Sim. Prevista una detrazione di 200 mila euro per i periodi di imposta 2027 e 2028, spettante fino a concorrenza della maggiorazione dovuta sia per il settore finanziario sia per quello assicurativo. Dovrebbe riguardare per lo più realtà di dimensioni minori.
Infissi, condizionatori e tende da sole: a sorpresa c’è il taglio ai tetti di spesa
La manovra 2027 riscrive le regole della detrazione per l’ecobonus. Finora la disciplina era basata su un sistema di massimali di spesa molto articolato. Ogni lavoro agevolato, infatti, oggi ha il suo massimale e, peraltro, in qualche caso si tratta di un limite alla spesa e in qualche altro caso di un limite di detrazione. Il disegno di legge di Bilancio cambia sistema, operando un riordino di questi limiti. Vengono riportati a un unico tetto di spesa, con un ammontare complessivo di 96 mila euro per unità immobiliare o nel caso di interventi sulle parti comuni di edifici condominiali di 40 mila euro, moltiplicato per il numero delle unità che compongono l’edificio. All’interno dell’ecobonus sono compresi anche i lavori di isolamento termico che incidono sulle parti comuni. Questa potatura dei massimali punta a fare ordine in un sistema diventato, nel corso degli anni, obiettivamente di difficile lettura.
Compensazioni imprese in tilt
Il combinato disposto delle nuove misure introdotte in tema di contrasto alle indebite compensazioni e di compensazione dei crediti d’imposta rischia di drenare le casse delle imprese. E per prevenire le frodi sui crediti d’imposta arriva la nullità ex lege dei contratti di cessione dei crediti in capo a partite Iva chiuse d’ufficio. Gli importi già non utilizzabili in compensazione non potranno essere trasferiti a terzi e in caso di trasferimento i contratti saranno nulli. Sulle compensazioni dal prossimo anno i contribuenti con importi iscritti a ruolo per imposte erariali e accessori di importo superiore a 30 mila euro non potranno compensare questi debiti con crediti d’imposta, se sono scaduti i termini di pagamento e non vi siano in corso piani di rateazione o provvedimenti di sospensione. Dei crediti d’imposta da Superbonus, spese 2023, solo due miliardi di 20,5 miliardi previsti in compensazione nel 2027 saranno effettivamente compensati l’anno prossimo. I restanti 18,5 miliardi saranno ripartiti in 10 rate annuali di pari importo.
Forfait allargato al test dell’Iva
Manovra 2027. Gli effetti perversi dell’innalzamento a 100 mila euro del tetto di ricavi per il regime a forfait costringe i contribuenti della fascia intermedia a una farraginosa gestione contabile ibrida, mantenendo l’imposta sostitutiva Irpef ma subendo l’obbligo dell’Iva ordinaria in fattura e dei relativi adempimento periodici. Tra decadenze sfasate in corso d’anno ed effetti vincolanti per gli esercizi successivi, se il via libera di Bruxelles non sarà tempestivo, la manovra 2027 cancella la tradizionale semplicità del regime forfetario, trasformando una norma di favore in un labirinto burocratico. Come anticipato la manovra introduce una maggiore capienza per la tassazione sostitutiva Irpef ma genera un articolato disallineamento procedurale giacché l’estensione della soglia a 100 mila euro opera tempestivamente ai fini delle imposte dirette, mentre la franchigia per l’esenzione Iva resta temporaneamente ancorata al limite di 85 mila euro, in attesa del formale completamento dell’iter di autorizzazione da parte della Ue.
Immobili rivalutati a rata unica
La manovra 2027 prevede una rivalutazione dei soli immobili d’impresa iscritti nel bilancio 2025, con esclusione di immobili merce e aree fabbricabili. Le imposte sostitutive sono fissate all’8% per gli immobili ammortizzabili e al 4% per quelli non ammortizzabili, con effetti fiscali dal 2029. Previsto anche l’affrancamento delle riserva di rivalutazione mediante un’imposta sostitutiva del 10%. Il pagamento delle imposte dovrà avvenire in un’unica soluzione senza possibilità di rateizzazione, entro la scadenza del saldo delle imposte 2027. Per le cessioni degli immobili prima del 2032, i valori fiscali resteranno quelli precedenti alla rivalutazione, rendendo la misura meno favorevole rispetto ad alcune precedenti discipline.
Novità Fiscali
Le ultime notizie del giorno
Dlgs n. 14/2019 - Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza - Inquadramento e approfondimento degli istituti. Il sovraindebitamento e l’esdebitazione
Con la circolare n. 9/E del 21 ottobre 2026 l’Agenzia delle Entrate prosegue il percorso di inquadramento e approfondimento della disciplina del sovraindebitamento e dell’esdebitazione come riformata dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Si tratta del secondo documento delle Entrate dedicato ai nuovi istituti del Codice della crisi che segue la circolare n. 5/E pubblicata il 16 luglio 2026.
Tale riforma si inserisce nel più ampio processo di revisione delle procedure concorsuali, estendendo anche ai debitori civili, ai professionisti, agli imprenditori minori e, più in generale, ai soggetti non fallibili, le logiche di emersione anticipata della crisi, di composizione regolata dell’indebitamento e di reinserimento nel circuito economico. In tale logica particolare rilievo assume l’istituto dell’esdebitazione che consente a una persona sovraindebitata di ottenere la liberazione dai debiti che non è riuscita a pagare, al ricorrere delle condizioni previste dalla legge.
Il documento si concentra sugli strumenti di regolazione della crisi da sovraindebitamento, con specifico riferimento alla ristrutturazione dei debiti del consumatore, alle procedure familiari, al concordato minore e alla liquidazione controllata. Ampio spazio viene riservato all’esame delle condizioni di accesso, delle fasi procedimentali, degli effetti dell’omologazione e delle ipotesi di revoca, nonché al ruolo dell’Organismo di composizione della crisi (‘OCC’).
La circolare dedica altresì attenzione alle disposizioni in materia di esdebitazione, sia conseguente alla liquidazione controllata, sia nella forma dell’esdebitazione del sovraindebitato incapiente.
L’esame delle singole disposizioni è condotto con taglio sistematico e operativo, valorizzando la documentazione dei lavori preparatori, le relazioni illustrative e i principali orientamenti giurisprudenziali, con particolare riguardo ai profili di interesse pratico e alle interazioni con l’attività dell’Agenzia. Lo scopo è quello di fornire un quadro chiaro e coerente della disciplina vigente.
Il documento di prassi amministrativa recepisce i contributi espressi dagli operatori nell’ambito della consultazione pubblica avviata lo scorso 26 giugno e terminata il 24 luglio 2026.
La circolare esamina gli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza con riguardo a:
- Disposizioni di carattere generale;
- Ristrutturazione dei debiti del consumatore;
- Concordato minore;
- Liquidazione giudiziale e liquidazione controllata;
- Esdebitazione.
Ambito di applicazione delle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento e procedure familiari
Le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento sono destinate ai debitori che versano in condizioni di crisi o insolvenza, ossia il consumatore, il professionista, l’imprenditore minore, l’imprenditore agricolo, le start up innovative e ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale ovvero a liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie.
Il decreto legislativo n. 136/2024 (‘Correttivo-ter’) ha vietato al sovraindebitato di accedere al concordato minore e alla ristrutturazione dei debiti del consumatore mediante il deposito di una domanda prenotativa o ‘in bianco’. La nomina dell’attestatore è sempre facoltativa; inoltre, i compiti propri del commissario e del liquidatore sono svolti dall’Organismo di composizione della crisi (OCC) .
In materia di sovraindebitamento il Codice ha innovato la disciplina dell’attestazione rispetto al sistema previgente disciplinato dalla legge n. 3 del 2012. La norma in parola sancisce il carattere meramente facoltativo della nomina dell’attestatore, determinando un significativo mutamento rispetto alla precedente disposizione.
Il Codice ha introdotto uno schema più flessibile e meno formalizzato nel quale l’attestazione non assume più carattere indefettibile. Il legislatore ha optato per una disciplina che consente di modulare il ricorso all’attestatore in funzione delle concrete esigenze del caso; ne consegue una netta distinzione tra le funzioni proprie dell’OCC e quelle demandate a un professionista attestatore.
La facoltatività dell’attestazione consente di evitare oneri aggiuntivi nei casi meno complessi, nei quali la verifica dell’OCC e il controllo giudiziale possono bastare. D’altro canto, non può escludersi che nelle ipotesi connotate da una particolare complessità patrimoniale, fiscale o finanziaria delle condizioni di sovraindebitamento, l’attestazione avente ad oggetto la fattibilità del piano, nonché la veridicità dei dati e delle informazioni, risulti idonea a svolgere una funzione di ausilio istruttori in favore degli Uffici.
Il documento di prassi amministrativa esamina inoltre le procedure familiari disciplinate dall’art. 66 del Codice, precisando che i debitori appartenenti alla stessa famiglia possono presentare un’unica domanda di accesso alle procedure per la risoluzione della crisi. Si considerano membri della stessa famiglia, oltre al coniuge, i parenti entro il quarto grado, e gli affini entro il secondo, nonché le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto.
Per effetto delle modifiche apportate dal Correttivo-ter è stato chiarito che, qualora anche uno solo dei ricorrenti non rivesta la qualifica di consumatore, non è possibile accedere alla procedura familiare di ristrutturazione dei debiti del consumatore. In tali casi, restano attivabili la procedura di liquidazione controllata e il concordato minore.
La trattazione unitaria delle posizioni non comporta la confusione dei patrimoni dei singoli debitori. Infatti il comma 3 del Correttivo-ter dispone che ‘le masse attive e passive rimangono distinte’. La separazione delle masse patrimoniali mira ad evitare che porzioni di patrimonio di uno dei familiari siano destinate al soddisfacimento dei debiti personali degli altri membri del nucleo familiare.
Ne consegue che:
- l’attivo ricavato da ogni autonomo patrimonio resta destinato al soddisfacimento dei creditori di esclusiva pertinenza del singolo familiare e di quelli eventualmente da soddisfare ‘in comune’ con altri condebitori;
- i debiti per i quali i membri del nucleo familiare risultino obbligati solidalmente devono essere imputati nella massa passiva di ciascun coobbligato per l’intero, dando evidenza dell’esistenza del vincolo di solidarietà.
Ristrutturazione dei debiti del consumatore
Gli articoli 67 e seguenti disciplinano la procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore. Con l’ausilio dell’OCC il consumatore sovraindebitato può proporre ai creditori un piano di ristrutturazione dei debiti chi indichi in modo specifico tempi e modalità per superare la crisi da sovraindebitamento.
La circolare chiarisce che l’accesso alla procedura è riservato alle persone fisiche che abbiano assunto obbligazioni esclusivamente per finalità estranee all’esercizio di attività imprenditoriali o professionali. In presenza di debiti derivanti anche da tali attività, l’interessato potrà accedere al concordato minore ove ne sussistano i presupposti di ammissibilità.
In merito alle modalità di accesso alla procedura, la norma stabilisce che nella predisposizione della domanda, il consumatore debba avvalersi dell’ausilio di un OCC. Il Codice, tuttavia, si limita a richiamare il ruolo dell’OCC senza fare espresso riferimento alla figura del gestore della crisi. L’omissione testuale di tale figura deve essere considerata puramente formale. In senso sostanziale, infatti, il ruolo è ricoperto da un professionista nominato dall’OCC, che rappresenta una figura centrale nell’ambito della procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore. Egli, infatti, affianca il debitore nella predisposizione del piano di ristrutturazione e svolge, al contempo, funzioni di ausiliario del tribunale nella gestione e nell’esecuzione della procedura.
Il gestore della crisi rappresenta, in conclusione, la figura attraverso cui l’OCC dà concreta attuazione alle funzioni ad esso demandate dal Codice nell’ambito delle procedure di sovraindebitamento.
Il piano di ristrutturazione dei debiti ha contenuto libero e non è imposta al debitore alcuna percentuale minima di soddisfacimento dei creditori. Il piano, però, deve individuare tempi e modalità idonei a consentire il superamento della crisi da sovraindebitamento, mediante l’indicazione degli atti e delle operazioni con le quali il consumatore prevede di reperire i mezzi necessari per la sua esecuzione.
La proposta può prevedere anche il soddisfacimento parziale e differenziato dei crediti, tanto in denaro quanto con altri mezzi, anche attraverso la cessione dei crediti futuri.
Il Codice non prevede espressamente un termine di durata del piano o dei pagamenti; tuttavia, la giurisprudenza ammette anche piani che superano i cinque o i sette anni, purché sia garantito il soddisfacimento dei creditori privilegiati in misura non inferiore a quella ricavabile dalla liquidazione controllata.
Alla luce degli orientamenti giurisprudenziali che ammettono piani di durata oltre cinque o sette anni, gli Uffici sono tenuti a verificare che le proposte fondate su pagamenti ultrannuali siano adeguatamente motivate e giustificate dalla convenienza economica delle stesse rispetto all’alternativa liquidatoria; in presenza di più soluzioni alternative praticabili fondate su piani ultrannuali, tutte vantaggiose rispetto all’alternativa liquidatoria, gli Uffici valuteranno la proposta che garantisca una più efficace tutela delle ragioni erariali, anche sotto il profilo della tempistica dei pagamenti.
Nelle ipotesi in cui il piano preveda la moratoria biennale dei crediti erariali assistiti da diritti di prelazione, gli Uffici verificheranno che la proposta assicuri il pagamento degli interessi legali maturati, sebbene il relativo versamento sia differito secondo le modalità previste dal piano.
Presentazione della domanda e attività dell’OCC
La domanda si propone con ricorso al giudice competente tramite un OCC costituito nel circondario del tribunale in cui il consumatore sovraindebitato ha il centro degli interessi principali e non risulta necessaria l’assistenza di un difensore.
Se nel circondario non vi è un OCC le relative funzioni sono svolte da un professionista o da una società tra professionisti nominati dal presidente del tribunale competente o da un giudice da lui delegato. Alla domanda va allegata una relazione dell’OCC che deve contenere:
- l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore nell’assumere le obbligazioni:
- l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;
- la valutazione sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda;
- l’indicazione presunta dei costi della procedura.
Nella relazione l’OCC deve indicare se il soggetto finanziatore abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore, valutato in base al suo reddito disponibile. Entro sette giorni dal conferimento dell’incarico l’OCC deve darne notizia all’Agente della riscossione e agli Uffici fiscali competenti i quali entro 15 giorni devono comunicare il debito tributario accertato e gli eventuali accertamenti pendenti.
La misura serve a consentire agli Uffici di comunicare la situazione debitoria all’OCC, affinché quest’ultimo possa tenerne conto nella stesura della relazione e nella predisposizione della proposta.
Gli Uffici fiscali devono quindi procedere, nel più breve tempo possibile, alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni, alla notifica degli avvisi di irregolarità e di accertamento e alla quantificazione complessiva del debito tributario. Da tale quantificazione sono escluse le somme già affidate all’Agenzia della riscossione per evitare duplicazioni. Quest’ultimo è tenuto a comunicare all’OCC l’ammontare dei debiti iscritti a ruolo, anche se scaduti o sospesi, comprendendo imposte, interessi, sanzioni e interessi di mora. Gli Uffici fiscali devono verificare tali dati per evitare discrepanze tra gli importi comunicati e quelli effettivamente dovuti all’Erario.
In attesa della quantificazione definitiva, gli Uffici possono trasmettere all’OCC una stima provvisoria del debito fiscale, basata sui dati disponibili negli archivi dell’Anagrafe tributaria e sulle contestazioni in corso o già definite ma non ancora pagate. Devono inoltre indicare le attività ancora da compiere che potrebbero modificare l’importo e comunicare tempestivamente eventuali ulteriori debiti emersi successivamente, evitando di conteggiare somme già segnalate dall’Agenzia della riscossione.
Infine, il deposito della domanda sospende il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla chiusura della procedura, salvo che i crediti siano garantiti da ipoteca, pegno o privilegio.
Apertura e omologazione del piano
L’OCC deposita la domanda del piano presso il tribunale competente. Se il giudice verifica la sussistenza delle condizioni di ammissibilità, dispone con decreto la pubblicazione della proposta e del piano e la loro comunicazione a tutti i creditori entro il termine di 30 giorni. Su richiesta del debitore, può inoltre adottare misure protettive per impedire azioni esecutive e cautelari che possano compromettere il patrimonio e la realizzazione del piano. Tali misure possono essere revocate in caso di atti in frode ai creditori. Il giudice può anche vietare gli atti di straordinaria amministrazione senza preventiva autorizzazione.
Ricevuta la comunicazione dell’avvio del procedimento, i creditori possono presentare osservazioni entro 20 giorni, contestando l’ammissibilità, la fattibilità o la convenienza del piano. Tali comunicazioni costituiscono un importante strumento di partecipazione alla procedura e possono consentire ai creditori di impugnare la successiva sentenza di omologazione. In particolare, gli Uffici fiscali possono evidenziare errori nella valutazione del patrimonio, violazioni delle cause legittime di prelazione e criticità relative alla convenienza del piano rispetto alla liquidazione controllata, considerando anche i tempi di pagamento e le eventuali risorse esterne.
Scaduto il termine per le osservazioni, l’OCC, sentito il debitore, riferisce al giudice e propone eventuali modifiche entro 10 giorni. Se il piano risulta ammissibile e fattibile, il giudice lo omologa con sentenza e dichiara chiusa la procedura.
In presenza di contestazioni presentate dai creditori sulla convenienza della proposta, il giudice può comunque omologare il piano mediante il meccanismo del cram down, se il creditore contestante riceve un trattamento non inferiore a quello previsto in caso di liquidazione. Tale meccanismo si applica a tutti i creditori, senza una disciplina specifica per l’Amministrazione finanziaria o gli enti previdenziali.
La sentenza di omologazione viene comunicata ai creditori e pubblicata entro due giorni. Possibile presentare un reclamo alla Corte d’appello entro 30 giorni. In caso di mancata omologazione, le misure protettive concesse perdono efficacia.
Esecuzione del piano
L’esecuzione del piano ha inizio con la pubblicazione della sentenza di omologazione e consiste nell’attuazione degli adempimenti necessari a realizzare il contenuto della proposta.
In questa fase il debitore mantiene il possesso del proprio patrimonio, sotto il controllo e la collaborazione dell’OCC.
A quest’ultimo spetta il compito di vigilare sull’esatto adempimento del debitore e di risolvere le eventuali difficoltà attuative del piano.
Il giudice, verificata la conformità delle vendite e delle cessioni al piano, autorizza lo svincolo delle somme e dispone la cancellazione dei vincoli e delle iscrizioni presenti sui beni. Gli atti dispositivi e i pagamenti effettuati dal debitore in violazione del piano sono inefficaci nei confronti dei creditori anteriori e possono avere rilevanza penale.
Durante l’esecuzione, l’OCC deve riferire per iscritto al giudice ogni sei mesi sullo stato di attuazione. Al termine, presenta una relazione finale che consente al giudice di verificare la corretta esecuzione del piano e l’attività svolta dall’OCC.
Se il piano è stato integralmente e correttamente realizzato, il giudice liquida il compenso dell’OCC e ne autorizza il pagamento. In caso di esecuzione parziale o non corretta, indica gli adempimenti necessari e assegna un termine per completarli, prorogando la fase esecutiva. Se il debitore non rispetta tali prescrizioni, l’omologazione viene revocata. Tuttavia, se il piano diventa inattuabile per ragioni non imputabili al debitore, è possibile modificarlo per evitarne la revoca, quando ciò sia concretamente possibile.
Revoca della sentenza di omologazione
La revoca dell’omologazione è l’unico provvedimento che può incidere sul piano del consumatore ed è reclamabile. Il suddetto provvedimento priva di efficacia vincolante il piano di ristrutturazione e determina la chiusura della relativa procedura.
La revoca può verificarsi in seguito al compimento di atti fraudolenti commessi sia prima del deposito del ricorso sia durante la procedura.
La revoca può essere disposta anche a seguito della mancata esecuzione delle prescrizioni del giudice. I soggetti che sono legittimati a presentare istanza di revoca sono, rispettivamente, il creditore, l’OCC, il pm e qualsiasi altro interessato. Trascorsi sei mesi dalla presentazione della relazione finale, la domanda di revoca non può essere più proposta.
Apertura della liquidazione controllata dopo la revoca dell’omologazione
Il Correttivo-ter ha modificato l’articolo 73 con lo scopo di rendere il procedimento di apertura della liquidazione controllata in caso di revoca dell’omologazione del piano del consumatore, omogeneo a quello di apertura della liquidazione giudiziale.
Dopo la revoca dell’omologazione il tribunale su istanza del debitore o di un creditore, provvede ad aprire la procedura di liquidazione controllata verificata la sussistenza dei relativi presupposti. In tal caso il giudice concede termine al debitore per integrare la documentazione.
Dalla stessa data, se la revoca consegue ad atti di frode o a inadempimento, l’istanza può essere proposta dal pm.
Concordato minore
Proposta di concordato minore
Il concordato minore rappresenta uno dei 3 strumenti di regolazione del sovraindebitamento previsti dal Codice. Il suo fine è quello di favorire la continuità dell’attività economica. Questa procedura è destinata ai soggetti che svolgono un’attività produttiva i quali con uno strumento flessibile di ristrutturazione dei debiti hanno la possibilità di continuare l’attività.
Il concordato minore è una procedura assimilabile al concordato preventivo . Dal punto di vista soggettivo, il concordato minore è accessibile a tutti i debitori elencati all’articolo 2, comma 1 lett. c) ad eccezione del consumatore.
Sebbene l’accesso a tale procedura sia precluso al consumatore, è consentita la partecipazione dei componenti di un medesimo nucleo familiare in stato di sovraindebitamento, purché sia rispettata la convivenza o l’origine comune della situazione debitoria.
Le modifiche introdotte dal Correttivo-ter hanno ulteriormente chiarito che qualora anche uno solo dei debitori non abbia la qualifica di consumatore, non è possibile accedere alla procedura familiare di ristrutturazione dei debiti; resta tuttavia sempre possibile utilizzare il concordato minore quale strumento unitario di composizione della crisi.
Sono, pertanto, destinatari della procedura in esame il professionista, l’imprenditore minore, l’imprenditore agricolo, le start-up innovative e ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale, alla liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie.
Inammissibile al concordato minore è la domanda presentata dall’imprenditore cancellato dal registro delle imprese. La Corte di cassazione sul punto ha attribuito rilievo decisivo alla cancellazione dal registro delle imprese, ritenendo che essa segni il termine ultimo entro cui l’imprenditore, sia individuale sia collettivo, possa accedere al concordato minore.
La giurisprudenza di merito ha ammesso al concordato minore il socio fideiussore anche quando questi, al momento della domanda, non eserciti un’attività imprenditoriale o professionale da proseguire. In tal caso, il concordato minore deve assumere natura liquidatoria, con l’apporto di risorse esterne.
Per accedere al concordato minore, il debitore deve trovarsi in una situazione di crisi o di insolvenza. La qualifica di consumatore non può essere esclusa automaticamente per il solo fatto che abbia prestato una fideiussione a favore di una società: occorre verificare se la garanzia sia collegata alla sua attività imprenditoriale o professionale oppure ne sia estranea.
Il concordato minore si distingue in due tipologie: in continuità e liquidatorio. Il concordato in continuità consente di proseguire l’attività imprenditoriale o professionale, direttamente da parte del debitore oppure indirettamente, attraverso un altro soggetto. Il concordato liquidatorio, invece, richiede un apporto di risorse esterne che incrementi in misura apprezzabile il patrimonio disponibile al momento della domanda. Non sono previsti i requisiti minimi di incremento patrimoniale e di soddisfacimento dei creditori stabiliti per il concordato preventivo liquidatorio, lasciando al giudice un maggior margine di valutazione.
La proposta può prevedere diverse modalità di soddisfacimento dei creditori, anche alternative al pagamento in denaro, ma deve rispettare i principi della responsabilità patrimoniale, della parità di trattamento tra creditori e dell’ordine delle cause di prelazione. Come chiarito dalla Corte di cassazione, non è quindi possibile equiparare liberamente creditori privilegiati e chirografari senza una specifica previsione normativa. Gli Uffici possono contestare all’OCC eventuali violazioni di tali principi.
La suddivisione dei creditori in classi è facoltativa, salvo che per i creditori titolari di garanzie prestate da terzi, per i quali è obbligatoria. Non si applicano, invece, tutte le ulteriori ipotesi di classificazione obbligatoria previste per il concordato preventivo, compresa quella relativa ai crediti tributari e previdenziali non integralmente soddisfatti.
Nel concordato minore in continuità è inoltre applicabile, nei limiti della compatibilità, la regola della priorità relativa (relative priority rule), che distingue tra il valore ricavabile dalla liquidazione del patrimonio e l’eventuale valore aggiunto generato dalla prosecuzione dell’attività. Tale principio si applica anche al professionista, come confermato dalla Corte d’appello di Firenze nel 2026, poiché non vi sono ragioni per differenziare la continuità professionale da quella imprenditoriale.
Infine, l’approvazione della proposta richiede il raggiungimento delle maggioranze previste dalla legge. Quando sono formate le classi, la maggioranza deve essere raggiunta anche nel maggior numero di esse. Nei concordati in continuità è possibile l’omologazione nonostante il dissenso di alcune classi, purché ricorrano le condizioni previste dalla legge per la c.d. ristrutturazione trasversale; in mancanza di tali requisiti, il piano non può essere omologato con questo meccanismo.
Presentazione della domanda e attività dell’OCC
La domanda va presentata tramite un OCC avente sede nel circondario del tribunale competente. Documento essenziale da allegare alla domanda è la relazione particolareggiata dell’OCC che deve indicare le cause dell’indebitamento e valutare la diligenza del debitore nell’assumere le obbligazioni, nonché esporre le ragioni della sua incapacità di adempiere.
In presenza di atti in frode ai creditori o di pendenza di azioni impugnatorie da parte dei creditori è inammissibile la presentazione della domanda. All’OCC spetta, inoltre, il compito di esprimere una valutazione sull’attendibilità e la completezza della documentazione depositata a corredo della domanda ma anche sulla fattibilità del piano. La relazione deve, altresì, indicare i costi presumibili della procedura.
L’OCC deve indicare nella relazione se il soggetto finanziatore abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore al momento della concessione del finanziamento.
A carico dell’OCC grava un obbligo di comunicazione; infatti, entro sette giorni dal conferimento dell’incarico, deve darne notizia all’Agente della riscossione e agli Uffici fiscali competenti i quali, entro quindici giorni, devono comunicare il debito tributario accertato e gli eventuali accertamenti pendenti.
Omologazione del concordato minore
L’omologazione del concordato minore avviene con sentenza, previa verifica dell’ammissibilità della domanda, della fattibilità del piano e del raggiungimento delle maggioranze richieste.
In presenza di contestazioni, il giudice può omologare la proposta se il creditore riceve un trattamento non inferiore a quello ottenibile con la liquidazione controllata.
Il cram down fiscale consente di superare il mancato consenso dei creditori pubblici quando ne ricorrono i presupposti, ma non legittima abusi della procedura.
La Cassazione ha chiarito che non è obbligatoria la transazione fiscale prevista dall’articolo 88, pur dovendosi rispettare i principi sostanziali di tutela dei crediti tributari e previdenziali.
Se l’omologazione viene respinta, il giudice dichiara inefficaci le misure protettive e, su richiesta del debitore, può aprire la liquidazione controllata; il provvedimento è reclamabile.
Revoca della sentenza di omologazione
La revoca della sentenza di omologazione si colloca in una fase patologica del concordato, in quanto viene rimesso in discussione l’assetto definito con l’omologa.
Tale disposizione è stata modificata dal Correttivo-ter, a partire dall’individuazione dei soggetti legittimati alla presentazione della relativa istanza, includendo tra questi anche l’OCC ed eliminando la possibilità di revoca d’ufficio da parte del giudice.
Non sono cambiati, invece, i presupposti oggettivi in presenza dei quali può essere disposta la revoca. Sono: aumento o diminuzione del passivo con dolo o colpa grave; sottrazione o dissimulazione di una parte rilevante dell’attivo; dolosa simulazione di attività inesistenti o commissione di altri atti diretti a frodare le ragioni creditorie. Ed ancora: la mancata esecuzione integrale del piano e l’ipotesi in cui il piano sia divenuto inattuabile.
Per effetto dell’omologa, il concordato minore acquista efficacia obbligatoria nei confronti di tutti i creditori anteriori al decreto di apertura. In ipotesi di inadempimento, potrà valutarsi la proposizione dell’istanza di revoca nei casi di ‘mancata esecuzione integrale del piano’. Si ritiene che l’inadempimento deve essere rilevante.
La revoca del concordato minore può altresì essere richiesta qualora il piano sia divenuto ‘inattuabile e non sia possibile modificarlo’. Gli Uffici possono agire per la revoca qualora dovessero emergere le condotte fraudolente ‘atte a frodare le ragioni dei creditori’.
La domanda di revoca non può essere proposta decorso il termine di sei mesi dalla presentazione della relazione finale.
Liquidazione giudiziale e liquidazione controllata
Liquidazione controllata
La liquidazione controllata del soggetto sovraindebitato è una procedura concorsuale avente natura non negoziale finalizzata alla monetizzazione dell’intero patrimonio pignorabile del debitore e all’impiego del ricavato per la soddisfazione dei creditori.
Possono accedervi i debitori in stato di sovraindebitamento, intendendosi per tali, i consumatori, i professionisti, gli imprenditori minori, gli imprenditori agricoli e le start up innovative.
L’avvio della procedura avviene su iniziativa del debitore in stato di sovraindebitamento, il quale propone ricorso al tribunale competente, chiedendo l’apertura della liquidazione controllata dei suoi beni. Anche un creditore può presentare la domanda, purché il debitore versi in stato di insolvenza. L’importante è che l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati, risultanti dall’istruttoria, sia pari o superiore a 50 mila euro.
Qualora l’iniziativa provenga da un creditore nei confronti di un debitore persona fisica, quest’ultimo ha la possibilità di richiedere all’OCC un’attestazione comprovante l’impossibilità di acquisire attivo da distribuire ai creditori, neanche mediante l’esercizio di azioni giudiziarie. In tal caso, il debitore può sollevare tale eccezione, entro la prima udienza, producendo l’attestazione, relativo alla procedura di esdebitazione del sovraindebitato in capiente.
In mancanza di tale attestazione, il giudice può concedere un termine non superiore a 60 giorni per il deposito della stessa, purché il debitore dimostri di averne fatto tempestiva richiesta all’OCC. Diversamente, qualora la domanda sia presentata dal debitore persona fisica, l’apertura della liquidazione controllata è subordinata all’attestazione, da parte dell’OCC, della possibilità di acquisire attivo da destinare ai creditori, anche mediante l’esercizio di azioni giudiziarie.
Apertura della liquidazione controllata
Il tribunale dichiara l’apertura della liquidazione controllata con sentenza, previa verifica della sussistenza dei requisiti di legge e l’assenza di procedure alternative pendenti.
Il tribunale nomina il giudice delegato e il liquidatore, stabilisce i termini per la presentazione della domanda dei creditori, ordina la consegna dei beni e dispone la pubblicazione e la trascrizione della sentenza. L’apertura comporta lo spossessamento del debitore, il divieto di azioni esecutive e cautelari individuali e il concorso dei creditori sul patrimonio liquidabile.
I contratti pendenti restano sospesi fino alla decisione del liquidatore di proseguirli o scioglierli, con specifiche conseguenze sui crediti delle parti.
Il liquidatore cura gli adempimenti della procedura, nel rispetto dei requisiti di imparzialità e indipendenza previsti dalla legge.
Azioni del liquidatore
Il liquidatore ha il potere di intraprendere, ovvero di proseguire, se già pendenti, tutte le azioni previste dall’ordinamento finalizzate all’acquisizione dei beni compresi nel patrimonio del debitore.
Tali poteri sono estesi alle azioni volte a far dichiarare l’inefficacia degli atti posti in essere dal debitore in danno dei creditori.
Rientrano in tale ambito le azioni revocatorie ordinarie, mediante le quali il liquidatore può ricostruire la garanzia patrimoniale compromessa da atti dispositivi pregiudizievoli.
Il giudice delegato autorizza l’esercizio o la prosecuzione delle azioni di cui sopra esclusivamente quando esse risultino utili ai fini del miglior soddisfacimento dei creditori.
Su proposta del liquidatore, al giudice delegato viene attribuito il potere di liquidare i compensi e di disporre, se necessario, l’eventuale revoca dell’incarico conferito ai soggetti di cui il liquidatore si sia avvalso nello svolgimento delle attività autorizzate.
Chiusura della procedura
La procedura si chiude con decreto motivato del tribunale. La norma indica espressamente i soggetti legittimati a richiedere la chiusura della procedura, individuandoli nel liquidatore, nel debitore e nel giudice che può procedere d’ufficio.
Il liquidatore, unitamente all’istanza di chiusura, è tenuto a depositare una relazione finale, nella quale deve dare conto di tutti gli atti o fatti rilevanti ai fini della concessione o del diniego dell’esdebitazione.
Con il decreto di chiusura il giudice, su istanza del liquidatore, autorizza il pagamento del compenso liquidato, nonché lo svincolo delle somme eventualmente accantonate nel corso della procedura.
Esdebitazione
Con l’istituto dell’esdebitazione il debitore si libera dall’obbligo di pagamento dei crediti rimasti insoddisfatti all’esito di una procedura di liquidazione giudiziale o di liquidazione controllata.
Si tratta di uno degli strumenti centrali di attuazione della finalità di recupero del debitore, consentendo ai soggetti meritevoli di beneficiare di una seconda possibilità, ripartendo da zero.
Rientrano nell’ambito dell’esdebitazione i crediti anteriori ammessi al passivo, quelli anteriori che avrebbero potuto partecipare al concorso ma non vi hanno preso parte, nonché i crediti derivanti dalla restituzione di beni oggetto di azioni revocatorie e assimilati ai crediti concorsuali.
Sono esclusidall’esdebitazione gli obblighi di mantenimento e alimentari, i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonché le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.
L’esdebitazione opera nei confronti dei creditori anteriori per fatto o causa che non abbiano partecipato al concorso ma solo per la parte eccedente la percentuale attribuita ai creditori di pari rango. Tali creditori possono agire, quindi, nei confronti del debitore esdebitato solo per il recupero di quella parte del credito che avrebbero presumibilmente percepito in sede di riparto, qualora avessero presentato la domanda di ammissione al passivo.
Una delle principali innovazioni introdotte dal Codice consiste nell’estensione dell’esdebitazione anche ai soggetti diversi dalle persone fisiche.
Il debitore ha diritto a conseguire l’esdebitazione decorso il termine di tre anni dall’apertura della procedura di liquidazione ovvero al momento della chiusura della procedura, Il termine di tre anni rappresenta una novità rispetto alla disciplina della legge fallimentare. Con il Codice il legislatore ha introdotto un limite temporale certo, idoneo a garantire l’effettività del fresh start e la possibilità di reinserimento nel mercato del debitore.
Il decorso del termine triennale non opera in modo automatico, dovendo essere accertata, da parte del giudice, la sussistenza delle condizioni sostanziali previste dagli articoli 280 e 282, comma 2.
Il diritto all’esdebitazione matura solo in presenza di una condotta conforme ai doveri di correttezza, trasparenza, e collaborazione previsti dal Codice.
Disposizioni in materia di esdebitazione nella liquidazione giudiziale
L’esdebitazione consente al debitore meritevole di liberarsi dai debiti residui non soddisfatti, purché abbia mantenuto una condotta corretta, leale e collaborativa prima e durante la procedura. Il tribunale verifica la sussistenza di specifiche condizioni negative e di un requisito positivo.
Cause ostative e requisiti:
- lettera a) – Condanne penali: impediscono il beneficio le condanne definitive per bancarotta fraudolenta, delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio e altri reati connessi funzionalmente all’attività d’impresa. La semplice occasionalità non basta. La riabilitazione penale elimina la preclusione; in presenza di procedimenti penali pendenti per tali reati o di misure di prevenzione, la decisione sull’esdebitazione deve essere rinviata.
- lettera b) – Condotte pregiudizievoli: escludono il beneficio la distrazione dell’attivo, l’esposizione di passività inesistenti, le condotte che causano o aggravano il dissesto rendendo difficile ricostruire il patrimonio e il ricorso abusivo al credito. Può rilevare anche la colpa grave.
- lettera c) – Collaborazione: il debitore deve collaborare lealmente con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e i documenti necessari. Anche una condotta ostruzionistica o negligente può comportare il diniego.
- lettera d) – Limite temporale: l’esdebitazione non può essere concessa se il debitore ne ha già beneficiato nei cinque anni precedenti la scadenza del termine per presentare la nuova istanza.
- lettera e) – Limite massimo: il beneficio può essere ottenuto al massimo due volte; una terza concessione è sempre esclusa, indipendentemente dal tempo trascorso.
La disciplina, in attuazione della direttiva Insolvency, mira a favorire il recupero del debitore onesto, impedendo che l’esdebitazione sia concessa a chi abbia compromesso i diritti dei creditori o utilizzi ripetutamente l’istituto in modo strumentale.
Il procedimento per la concessione dell’esdebitazione nell’ambito della liquidazione giudiziale si svolge innanzi al tribunale che ha aperto la procedura principale. Il provvedimento ha natura costitutiva con effetti ex nunc.
L’onere di provare i presupposti positivi grava sul debitore istante, mentre spetta agli organi della procedura e ai creditori segnalare le cause ostative.
Il tribunale, su istanza del debitore e contestualmente alla pronuncia del decreto di chiusura della procedura, dichiara l’inesigibilità dei debiti concorsuali rimasti insoddisfatti. L’istanza del debitore deve essere comunicata dal curatore a tutti i creditori ammessi al passivo, i quali possono presentare osservazioni nel termine di 15 giorni.
Nell’ipotesi in cui siano trascorsi almeno tre anni dall’apertura della procedura senza che questa si sia ancora chiusa, il tribunale provvede allo stesso modo, consentendo al debitore di formulare l’istanza di esdebitazione anche in pendenza della liquidazione giudiziale.
Il decreto del tribunale va comunicato agli organi della procedura, al pm, al debitore e ai creditori ammessi al passivo non integralmente soddisfatti. Contro il decreto è ammesso il reclamo nel termine di 30 giorni.
L’esdebitazione non produce effetti sui giudizi in corso né sulle operazioni liquidatorie, anche posteriori alla chiusura della liquidazione giudiziale.
Disposizioni in materia di esdebitazione nella liquidazione controllata
Nella liquidazione controllata l’esdebitazione comporta l’inesigibilità dei debiti residui, previa verifica giudiziale dei requisiti previsti dalla legge.
Procedimento: il beneficio è concesso alla chiusura della procedura o anticipatamente, dopo tre anni dalla sua apertura, con decreto motivato del tribunale, su richiesta del debitore o segnalazione del liquidatore. I creditori possono presentare osservazioni entro 15 giorni dalla comunicazione dell’istanza. Il decreto viene pubblicato e comunicato agli interessati.
Condizioni ostative: oltre ai requisiti dell’articolo 280 del Codice della crisi, l’esdebitazione è esclusa in caso di condanna definitiva per i reati previsti dall’articolo 344 o se il sovraindebitamento è stato causato con colpa grave, malafede o frode. Anche la sentenza di patteggiamento può costituire una causa ostativa, salvo riabilitazione o altre cause di esclusione della preclusione.
Effetti e impugnazioni: l’esdebitazione non pregiudica i giudizi pendenti né le operazioni liquidatorie. Il decreto di concessione o di diniego è comunicato al debitore e ai creditori, che possono proporre reclamo entro 30 giorni.
Gli Uffici devono verificare le eventuali condanne ostative e valutare complessivamente la condotta del debitore, considerando le modalità di formazione dell’indebitamento, la collaborazione prestata durante la procedura e l’eventuale presenza di colpa grave, malafede o frode.
Esdebitazione del sovraindebitato incapiente
L’istituto dell’esdebitazione del sovraindebitato incapiente è una novità nella disciplina del sovraindebitamento. La procedura è destinata esclusivamente al debitore persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, neanche in prospettiva futura.
L’esdebitazione dell’incapiente, pertanto, si configura come uno strumento di chiusura della crisi, non come misura eccezionale o premiale. Si tratta di un rimedio strutturale per situazioni di incapacità economica irreversibile.
Il suo presupposto fondamentale risiede nella totale assenza di utilità destinabili ai creditori. A tutela di questi ultimi è però previsto che, qualora entro tre anni dal decreto del giudice sopravvengano utilità ulteriori idonee a consentire un soddisfacimento dei creditori, il debito torna esigibile.
Per definire incapiente il debitore occorre una valutazione complessiva e sostanziale della situazione economico-patrimoniale dello stesso. Gli Uffici devono procedere ad una verifica concreta, rilevando l’eventuale esistenza di risorse ulteriori, patrimoniali o reddituali, anche indirette o solo apparentemente riferibili a terzi, che possano consentire una, sia pure minima, soddisfazione del ceto creditorio.
È escluso l’accesso all’esdebitazione dell’incapiente in presenza di un precedente fallimento o di una liquidazione giudiziale riferita alla medesima esposizione debitoria. Dunque, l’esdebitazione del sovraindebitato incapiente non può essere utilizzata come rimedio surrogatorio dell’esdebitazione conseguente alla liquidazione giudiziaria.
Sul piano procedimentale, l’esdebitazione dell’incapiente non opera di diritto, ma è concessa con decreto del tribunale. La domanda va presentata dall’OCC al giudice competente allegando l’elenco completo dei creditori, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e l’indicazione delle entrate del debitore e dei componenti del nucleo familiare.
La relazione dell’OCC deve ricostruire le cause dell’indebitamento ed esporre le ragioni dell’incapacità di adempiere. Effettuati i controlli il giudice concede con decreto l’esdebitazione.
L’OCC, nei tre anni successivi al deposito del decreto che concede l’esdebitazione, è tenuto a vigilare sulla tempestività del deposito della dichiarazione annuale e a verificare l’eventuale sopravvenienza di utilità ulteriori. Qualora dovessero emergere, ne dà comunicazione ai creditori per le eventuali azioni esecutive e cautelari.
La concessione dell’esdebitazione dell’incapiente presuppone non soltanto l’assenza di utilità, ma anche una condotta del debitore, improntata a correttezza, trasparenza e buona fede.
Recentemente la giurisprudenza ha precisato i confini dell’istituto chiarendo che l’esdebitazione dell’incapiente non è finalizzata alla ristrutturazione del debito, né alla sua falcidia e che si sostanzia in una dichiarazione di inesigibilità dei debiti, rimessa a un rigoroso vaglio della condotta del debitore.
Per accedere all’istituto in parola è centrale la buona fede e questo trova conferma nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea la quale ha riconosciuto agli Stati membri la facoltà di negarne l’accesso in presenza di condotte disoneste. La colpa grave non può essere desunta dalla prevalenza del debito tributario o dal protrarsi dell’inadempimento.
La meritevolezza deve essere valutata considerando complessivamente le cause dell’indebitamento, la disponibilità e la destinazione delle risorse, l’eventuale aggravamento consapevole della situazione debitoria e gli ulteriori elementi rilevanti per la ricostruzione della condotta del debitore, distinguendo le condotte caratterizzate da macroscopica imprudenza dalle situazioni di effettiva incapacità di pagamento derivanti da circostanze oggettive e documentate.
Istituzione del codice tributo per l’utilizzo del credito d’imposta per l’acquisto di prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica
La legge di Bilancio 2023 ha previsto il riconoscimento di un credito d’imposta a favore delle imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero che acquistano imballaggi biodegradabili e compostabili o derivanti dalla raccolta differenziata di carta, alluminio e vetro.
Il credito d’imposta in parola è utilizzabile esclusivamente in compensazione, presentando il modello F24 unicamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, tramite modello F24, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 36/E del 16 ottobre 2026, ha istituito il codice tributo ‘7078’ denominato ‘Credito d’imposta per l’acquisto di prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero di imballaggi biodegradabili e compostabili o derivati dalla raccolta differenziata della carta, dell’alluminio e del vetro – articolo 1, comma 686, legge 29 dicembre 2022 n. 197’.
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